[Testo tratto da una pubblicazione dell’UCSEI dal titolo “Dalla Parte degli Studenti Esteri”, finita di stampare in Ottobre 2006, in omaggio all’ 80-esimo compleanno di don Remigio.]

L’UCSEI nasce all’inizio degli anni ’60.

Nel 1957, Papa Pio XII scrive l’Enciclica Fidei Donum per invitare la Chiesa occidentale all’impegno missionario. Don Remigio Musaragno racconta che, nella sua Lettera, Pio XII, fra l’altro, raccomandava la formazione di quei laici delle chiese locali che cominciavano ad andare all’estero per studiare. La preoccupazione del papa era che essi non perdessero la fede a contatto con un mondo diverso.

Don Remigio aveva 37 anni allora. Da qualche anno Lavorava presso Propaganda Fide [dicastero della Santa Sede con il compito di organizzare tutta l’attività missionaria della Chiesa, oggi diventato “Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli” per disposizione di Giovanni Paolo II, ndr]. “All’epoca, il mio compito di sacerdote-studente (dottorando in Diritto Canonico) era di estrapolare dalle relazioni che i vescovi mandavano a Propaganda Fide le richieste di aiuti economici e trascriverle (…)”.

Ora, però, negli uffici di Propaganda Fide soffia l’aria nuova portata dall’Enciclica di papa Pio XII che chiama tutta la Chiesa ad essere più che mai missionaria.

Don Luigi Mazzucato, fondatore nel 1950 a Padova del CUAMM (Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari) che già ospitava una ventina di studenti esteri, ricorda di aver conosciuto don Remigio proprio a Padova nello stesso anno 1957 al Congresso Missionario. Lo ricorda come “un giovane prete aiutante della Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie”.

Qui, di seguito, Don Remigio stesso racconta come accadde che egli prese ad interessarsi degli Studenti Esteri (o d’oltremare, come si diceva allora): “C’era a quei tempi – ricorda lui – a Propaganda Fide un sacerdote notevole per statura morale, cultura e formazione, Mons. Pietro Sigismondi, che curava l’impostazione missionaria alla luce della nuova enciclica. E’ a lui che venne l’idea di studiare, attraverso i rapporti che arrivavano dalle chiese locali, quella specie di immigrazione intellettuale su cui l’Enciclica raccomandava la cura pastorale".

"Mons. Sigismondi – prosegue don Remigio – m’incaricò di redigere una sorta d’inchiesta sul numero, la provenienza, il tipo di studi, i punti di riferimento sociali e religiosi dei giovani che, da ogni parte del mondo, venivano a studiare in Italia”.

[Don Remigio ha proseguito questa opera di “mappatura degli intelletti d’oltremare” per tutta la vita, pubblicandone annualmente i risultati sulla rivista Amicizia, ndr].

Il giovane don Remigio si mette subito all’opera. Deve pertanto uscire dagli uffici di Propaganda Fide. “Dedicai diversi mesi a Roma e fuori Roma per raccogliere le necessarie informazioni nelle università, negli studentati, presso le Case degli studenti esteri borsisti del Ministero degli Affari Esteri”.

E’ di lì a qualche tempo che egli dà vita all’UCSEI: “Mons. Sigismondi – ricorda don Remigio – mi dette l’incarico di riunire e coordinare le persone che, nel nostro paese, s’interessavano degli studenti esteri, tanto più che in Italia, negli anni ’60, non esisteva la figura degli aumoniers come in Francia, Belgio e Germania. E’ qui –spiega – l’origine dell’attività a cui poi ho dedicato l’intera vita”.

La sigla UCSEI la inventa lui stesso

Nel ’62, don Remigio per la prima volta riunisce i responsabili degli organismi di assistenza agli studenti esteri operanti in tutta Italia. All’incontro partecipano i dirigenti dei collegi per studenti stranieri ed i responsabili di numerose associazioni. È la prima iniziativa di questo genere in Italia.

Nel Novembre dello stesso anno don Remigio organizza una conferenza a Roma (sotto-intitolata “La situazione degli studenti stranieri in Italia”) in cui presenta il frutto delle indagini svolte nel mondo degli studenti esteri relative al periodo precedente.

Secondo l’UCSEI, risultano presenti in Italia circa 8.000 studenti esteri: 4.400 iscritti nelle università e 3.600 presso altri istituti para-universitari; in netto contrasto con i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione che si limitavano alle sole università statali, indicando 2.572 studenti esteri nell’anno accademico 1960-61.

Il passo successivo è favorire il protagonismo degli studenti stessi

Nasce così il primo Convegno nazionale degli studenti esteri in Italia, che può anche considerarsi il primo convegno nazionale dell’UCSEI, tenuto a Firenze dal 31 Marzo al 1° Aprile 1963 con titolo “L’Università italiana e gli studenti stranieri”. Al convegno partecipano 80 studenti esteri da 43 paesi diversi. Le relazioni, fra altre, sono tenute dal prof. De Sandre (Università di Padova) e da Luigi Pedrazzi (giornale “Il Mulino”), due figure di grande prestigio ed autorevolezza, particolarmente attenti al rinnovamento della società e della Chiesa. Siamo nei mesi di apertura del Concilio Vaticano II.  

Novembre ’63, l’UCSEI organizza il secondo convegno dei responsabili degli organismi di assistenza agli studenti esteri.

Un mese dopo, è la volta dei rappresentanti delle Associazioni di studenti stranieri, a quel tempo assai numerose. Se ne poteva contare intorno alla cinquantina. I gruppi maggiormente rappresentati erano le tre associazioni di studenti Greci, poi i Vietnamiti, Nigeriani, Etiopi, Somali e Congolesi, più alcune altre di carattere continentale come l’Unione Studenti Africani e l’Associazione degli Studenti Latino-Americani.

Tutte queste iniziative pionieristiche sono state accuratamente riportate nel primo numero della rivista “Amicizia” che nasce quindi nel Gennaio 1964. La Redazione è a Roma in Corso Vittorio Emanuele 142, che è anche la prima sede dell’UCSEI. Dopo i primi numeri, in redazione compariranno i primi nomi di studenti esteri i quali, guidati da don Remigio, diventano poi l’anima della rivista che tutt’oggi prosegue le sue pubblicazioni.