Don Remigio Musaragno

Monsignor Remigio Musaragno  nato il 28 ottobre 1926 a Trebaseleghe. Si è spento il 20 giugno a Roma a 82 anni.

Di origini venete, ma biellese d’adozione e nel dopoguerra si trasferì con la sua famiglia a Mongrando. 

Compì i suoi studi sacerdotali a Treviso ed in quella città fu consacrato sacerdote il 21 gennaio del 1951.

Nel 1957 mentre lavora presso la Propaganda Fide, ha cominciato la sua attività in favore degli studenti stranieri in Italia attraverso l’Ufficio centrale studenti esteri in Italia (UCSEI).

Negli anni ’60 la sua attività si allarga a diverse città universitarie, Roma, Milano, Bologna, Firenze, Perugia e Napoli.

Nel 1970, a Roma, ha fondato il Centro Culturale Internazionale Giovanni XXIII,  una casa di accoglienza per universitari di una cinquantina di nazioni diverse. 

"Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu afffidato dal Signore Gesù, di rendre testimonianza al messaggio della grazia di Dio". (Paolo, At 20, 24).

Brano della Scrittura scelto da don Remigio Musaragno per il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, 1951-2001

Mons. Musaragno, con profondo senso missionario ha dedicato la sua vita per la formazione morale, spirituale e culturale di migliaia di giovani universitari provenienti dall’Africa, America-Latina, Europa dell’Est ed Asia per guidarli al conseguimento di una laurea e prepararli al ritorno nei loro paesi d’origine per costituire un ceto professionale e dirigenziale a vantaggio delle rispettive popolazioni. Tremila e più copie di tesi di laurea conseguite dagli studenti esteri nelle varie università italiane ed ecclesiastiche si trovano custodite negli uffici dello stesso Centro.

 

 


 

Don Remigio Musaragno “missionario in patria” e lo sviluppo dell’Ucsei come servizio sociale in favore degli studenti esteri in tutta Italia.

di Luciano Montemauri

Don Remigio da Treviso a Roma

Il Papa Pio XII aveva chiuso la Porta Santa del Giubileo del 1950, che Roma aveva vissuto con un tripudio, inimmaginabile solo alcuni anni prima, quando l’Europa usciva distrutta dalla guerra. Questo evento della Chiesa cattolica era divenuto un suggello spirituale di gioia popolare per il beneficio della pace, della ricostruzione del Paese e dell’affermazione convita e da tutti partecipata delle istituzioni democratiche. Monsignor Remigio Musaragno ricorderà questo Giubileo come il tempo della preparazione alla sua ordine sacerdotale, avvenuta nella Chiesa cattedrale di Treviso il 21 gennaio del 1951.

Poi Roma si incuneò nella vita di Don Remigio, ma senza fare presagire che sarebbe divenuta ambiente dominante di tutta la sua vita sacerdotale. Anzi, nelle sue attese c’era, fin dal tempo degli studi, la cattedra di filosofia al suo stesso Seminario di Treviso. La Diocesi vantava una borsa di studio disponibile per un suo alunno presso il prestigioso Almo Collegio Capranica, e questo portò Don Remigio al suo primo contatto con Roma, per frequentare il biennio di Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana. Affidato privatamente dal rettore del Seminario alla supervisione personale di Padre Arnaud, decano della Facoltà di Filosofia, dopo un corso aggiunto di sei mesi, Don Remigio aveva ottenuto il lusinghiero consiglio di iscriversi ancora al Dottorato di Filosofia, dopo il quale avrebbe potuto insegnare tranquillamente al Seminario di Treviso.

Ecco che veniva programmato un ulteriore momento romano, questa volta purtroppo oneroso per la Diocesi. La Provvidenza venne in aiuto in un modo insperato: la Sacra Congregazione di Propaganda Fide (ora detta Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli) richiese al Vescovo di Treviso un giovane sacerdote disponibile al lavoro di ufficio. “Al Vescovo sembrò una bella coincidenza, ricorda Don Remigio, perché avrei potuto studiare e lavorare nello stesso tempo”. Così la sua permanenza romana dilagò nei tempi lunghi. Ma con una sorpresa del tutto inaspettata, il Vescovo vuole accompagnare Don Remigio a Propaganda Fide e presentarlo personalmente al Cardinale Fumasoni Biondi che, informatosi dei suoi titoli di studio, disse subito che né la Licenza in Teologia del Seminario, né quella in Filosofia della Gregoriana, servivano per il lavoro a cui era chiamato. Don Remigio ricorda ancora la cocente sorpresa “fu così che in quella stessa mattina il mio Vescovo m’iscrisse alla Facoltà di Diritto. I libri di filosofia continuai a leggerli, ma per conto mio”. In tale modo si trovò, suo malgrado, impegnato a conquistarsi il dottorato di Diritto Canonico.

Il suo compito d’ufficio presso la Propaganda Fide era quello di estrapolare delle relazioni dei Vescovi corrispondenti con Propaganda Fide, principalmente dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, “le richieste di aiuti economici per trascriverle in un prospetto generale in cui si poteva vedere la situazione di tutte le Diocesi nel mondo” (Cfr. “Il percorso di una vita: a colloquio con don Remigio Musaragno”, intervista di Rosetta Pellegrini nel libro di Don Remigio Musaragno “Studenti esteri in Italia (1960-2000)”).

Ma ben presto fu chiamato dal Segretario di Propaganda Fide, l’Arcivescovo Monsignor Pietro Sigismondi, a redigere una sorta d’inchiesta, attraverso i rapporti che arrivavano dalle Chiese missionarie locali nel mondo, sulla formazione dei loro laici presenti in Italia, dato che proprio in quegli anni si stava aprendo per i Paesi in via di sviluppo quella strada maestra della formazione universitaria e professionale, che consisteva nell’andare a studiare all’estero. “La preoccupazione era che questi studenti non perdessero la fede a contatto con un mondo diverso”.

Don Remigio iniziò la sia indagine sull’immigrazione intellettuale in Italia, per la quale l’Enciclica “Fidei Donum” di Pio XII raccomandava”la cura pastorale”. Si trovò così a scoprirne una consistenza numerica inaspettata, e a registrare la provenienza, il tipo di studi e i punti di riferimento sociali e religiosi di quei giovani che, da ogni parte del mondo, venivano a studiare in Italia. Raccoglieva le informazioni necessarie nelle Università italiane, negli studentati, nelle case degli studenti stranieri borsisti del Ministero degli Affari Esteri.

Mons. Sigismondi gli dette dunque “l’incarico di riunire e coordinare le persone che, nel nostro Paese, si interessavano degli studenti stranieri, tanto più che in Italia, negli anni 60, non esisteva la figura dell’aumonier come invece c’era in Francia, Belgio e Germania, E’ qui l’origine dell’attività a cui poi ho dedicato l’intera vita”.

Don Remigio scoprì così “una realtà in movimento ed anche con numerosi problemi”. Per coordinare tutti i suoi interventi di ricerca dati, di una embrionale attività di servizio sociale in favore degli studenti, e per il coordinamento tra le attività di accoglienza e solidarietà, venne ben presto la necessità di costruire l’Ufficio Centrale Studenti Esteri in Italia (UCSEI)

dal libro DALLA PARTE DEGLI STUDENTI ESTERI - La buona battaglia di don Remigio Musaragno - Testimonianze per i suoi 80 anni e piccola antologia dei suoi scritti. 

 


 STUDENTI STRANIERI: GLI 80 ANNI DI MONS REMIGIO MUSARAGNO

 E Fondatore dell´Ucsei (Ufficio centrale Studenti Esteri in Italia) e del Convitto Universitario Giovanni XXIII

Roma (Migranti–press) – "Essere studenti esteri oppure esilanti o immigrati per motivi di lavoro si è sempre gente che vive fuori della propria patria, galleggianti su una piattaforma mobile, privi di sicurezza per l´oggi e per il domani, con cuore aperto e riconoscente verso chi porge una mano per sollevare da questa condizione di sofferta precarietà". E´ quanto scrive p. Bruno Mioli  nel volume "Dalla parte degli studenti esteri. La buona battaglia di don Remigio Musaragno" presentato nei giorni scorsi in Campidoglio in occasione dell´80° compleanno del sacerdote, fondatore dell’Ucsei nata nell´ambito della cooperazione internazionale per dare voce  agli studenti stranieri nel nostro Paese. Oggi questi studenti provenienti da altri Paesi sono oltre 38.000: nell´anno accademico 2004/2005 erano 38.298 con una  percentuale del 2,1% sull´intera popolazione universitaria italiana, una incidenza tra le più basse in Europa dove la media è pari al 6%. Lo  scorso anno gli iscritti stranieri per la prima volta, negli atenei italiani sono stati 10.521 con una percentuale, rispetto ai nuovi iscritti italiani, del il 2,86%. Sempre l´anno scorso i laureati stranieri sono aumentati considerevolmente. Sono stati, infatti, 4438, il doppio rispetto ai dati del 2002, in maggioranza provenienti dal Camerun, Marocco e Zimbawe.

L’occasione degli ottant´anni del fondatore Mons. Remigio Musaragno dà l’occasione all’Ucsei di formulare alcune osservazioni e proposte per migliorare la situazione degli studenti esteri in Italia. Tra queste una legge ad hoc per valorizzare e regolare lo studio universitario di questi studenti oltre ad una politica dei visti d´ingresso da parte di consolati e di ambasciate che sia più amichevole nei confronti degli studenti, la possibilità di rendere rapida la pratica del permesso di soggiorno prevedendo anche un "permesso di soggiorno di lunga durata" per i laureandi in modo che questi, una volta completati gli studi, possano avere il tempo per esaminare la possibilità di trovare un lavoro in Italia. E ancora la richiesta al ministero degli esteri per aumentare le quote destinate alle borse di studio, magari creando un´Agenzia nazionale per la mobilità e le borse di studio.

L´Ucsei, attraverso il Collegio Internazionale "Giovanni XXIII" ospita anche 170 studenti di diverse nazionalità. La fatica mescolata a tanta determinazione e speranza "continuino a maturare i frutti di bene – è l´augurio di p. Mioli a Mons Musaragno – per un mondo che geograficamente è tanto lontano, ma di fatto ti è tanto vicino che anzi porti nel cuore". (R.Iaria/SIR/Migrantes)

in http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new/bd_edit_doc_txt.edit_documento?p_id=12151 il 22.05.12 



Ricordando Mons. Remigio Musaragno 

Fondatore e Direttore U.C.S.E.I. (1960-2010) 
Fondazione Migrantes

Mons. Remigio Musaragno ha dedicato la sua vita, spentasi a 82 anni nel 2009, al servizio degli studenti universitari di ogni parte del mondo. Di origine padovana la sua aspirazione era di partire missionario per l’Africa. L’Africa la trovò in Italia perché tanti dei suoi studenti provenivano e continuano a provenire da quel continente. Presso il grande Convitto Universitario da lui istituito in Via del Conservatorio, quasi al centro di Roma, che ha ospitato e continua ad ospitare oltre centocinquanta studenti, don Remigio ha fondato anche il Centro Culturale Internazionale che affronta le problematiche vive di questa categoria svantaggiata di studenti. Da oltre trent’anni tali problemi sono dibattuti anche nella rivista “Amicizia” da lui fondata come rivista dell’UCSEI (Ufficio Centrale Studenti esteri in Italia), fondato 50 anni fa. Nel 1960, infatti, nasce questo Ufficio Centrale, “centrale” perché dalla sua sede di Roma doveva irradiare un’attività a beneficio di tutti gli studenti esteri a raggio nazionale, tanto è vero che sorsero delle filiali in diverse città universitarie, come Torino, Milano, Bologna, Firenze, Perugia, Napoli, filiali che rimasero aperte finché le rispettive diocesi, sensibilizzate anche a questo settore di servizio socio-culturale e pastorale, assunsero in proprio questo compito. Di questo lavoro pastorale e culturale con gli universitari stranieri don Remigio mostrava con soddisfazione le oltre duemila tesi di laurea dei suoi studenti, uno dei segni che la sua memoria rimarrà per molti in benedizione.

Due sono state le intuizioni più preziose di don Remigio: riconoscere il diritto allo studio dei giovani del Terzo Mondo favorendo l’accesso alle università italiane a quei giovani che per ragioni economiche o politiche non possono studiare nei loro paesi; individuare in loro i potenziali soggetti dello sviluppo dei loro paesi e i partner della politica italiana di cooperazione e di dialogo interculturale.

Queste idee-guida hanno costituito la spina dorsale di quarant’anni di impegno concreto, quotidiano, a tu per tu con migliaia di studenti, nel rispetto più assoluto delle idee di ciascuno.

Oggi, le sue intuizioni sono più che mai attuali e hanno trovato un riconoscimento anche nel Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale dei Migranti 2011.

in http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/cciv4_doc.edit_documento?p_id=15243  il 22.05.12 


 

COSTRUTTORI DI PACE - Don Remigio Musaragno, che aiuta gli studenti stranieri in Italia

PREPARIAMOLI A TORNARE di ALBERTO BOBBIO - foto di Giancarlo Giuliani

Da 40 anni si batte perché gli universitari provenienti da Paesi del Terzo mondo rientrino, dopo la laurea, nel loro Paese. «Questo è vero aiuto allo sviluppo», dice. Ma adesso sono molto diminuiti, «e noi abbiamo una ricchezza in meno».

Sono pochi. Sono sempre di meno. E per lui sono una «ricchezza in via di estinzione». Don Remigio Musaragno quarant’anni fa ha inventato una forma anomala di cooperazione allo sviluppo: non volontari e professionisti che vanno nel Terzo mondo, ma studenti del Terzo mondo che vengono da noi a imparare: soggetti strategici del (loro) sviluppo.

Don Remigio ha inventato l’Ucsei, l’Unione cattolica studenti esteri in Italia, e il Centro Giovanni XXIII, una sorta di collegio romano dove possono vivere e studiare. In 40 anni sono passati dall’Ucsei 65 mila giovani, e circa 2 mila si sono laureati con l’aiuto di don Remigio, che oggi ha 74 anni e ritiene suoi figli i 150 che abitano al collegio: s’informa degli studi, si fa raccontare degli esami, controlla i libretti e conserva tutte le loro tesi di laurea. È soddisfatto, ma anche un po’ amareggiato: «Manca una politica sugli studenti stranieri. I Governi della Repubblica, nessuno escluso, non hanno mai saputo valorizzarli come soggetti di relazioni e di scambi culturali. Li hanno considerati sempre alla stregua degli immigrati. Invece sono studenti, come quelli italiani».

Oggi il numero degli studenti stranieri è ridottissimo: meno di ventimila, cioè meno dell’1 per cento degli studenti universitari. Vent’anni fa erano quasi il doppio. L’anno scorso, l’Università per stranieri di Perugia ha risparmiato un buon numero di borse di studio. Così i ponti costruiti in 40 anni da don Remigio rischiano tutti di crollare: «Non c’è nulla di straordinario in quello che abbiamo fatto. Abbiamo solo aiutato a studiare. Semmai, lo straordinario consiste nell’aver avuto il coraggio di non fermarsi mai. Non abbiamo avuto tante risorse. Abbiamo sempre creduto nella carità».

La facoltà più affollata di studenti stranieri è quella di Medicina, con circa 5.500 iscritti, poi vengono Lettere e Filosofia, Giurisprudenza, Ingegneria, Farmacia, Scienze matematiche e, per ultima, Economia. Gli studenti africani e asiatici, che sono la maggior parte, scelgono quasi tutti Medicina e Ingegneria. Gli europei, invece, quasi tutti Lettere e Filosofia. Alla fine degli anni ’50, quando l’enciclica di Pio XII Fidei donum indicò come aiuto allo sviluppo e alla decolonizzazione la preparazione di studenti del Terzo mondo, vi erano in Italia molte residenze per borsisti stranieri, collegi internazionali pubblici e privati. Uno dei primi fu quello del Cuamm (Centro universitario aspiranti medici missionari) della diocesi di Padova.


Il dicastero vaticano Propaganda fide incaricò allora don Remigio di fare una rilevazione statistica: «Ho visto una grande ricchezza, ma ho anche capito in fretta che ai governanti italiani non importava che questi studenti potessero diventare un potenziale, vero e assai serio, di sviluppo per i propri Paesi. E, forse, non interessava molto neppure alla Chiesa. Ci si è sempre preoccupati della cooperazione diretta. Abbiamo sempre voluto mandare i nostri. Le Organizzazioni non governative italiane non hanno mai voluto laureati del Terzo mondo, che potessero così avere occasioni per tornare. L’Italia non ha mai previsto borse di studio di rientro».

Fino all’inizio degli anni ’80, tuttavia, la situazione era migliore: moltissimi laureati tornavano in patria e diventavano professori universitari, funzionari dell’industria, insegnanti, esperti di questioni internazionali. Poi ciò è accaduto sempre di meno.

«Colpa della legge Martelli sull’immigrazione», spiega don Remigio. «Prima, l’obiettivo unico dello studente straniero era, appunto, di studiare. Con la legge gli si è dato il permesso di lavorare. Doveva inserirsi nella società italiana. È stato un grave errore. Negli ultimi dieci anni abbiamo lavorato per il loro fallimento: gli studenti vengono in Italia e cercano un’opportunità di lavoro, una qualsiasi. E finiscono spesso a lavare i vetri o a lavorare come colf. Quando critichiamo questa politica, ci accusano di essere retrogradi».

L’ultima legge sull’immigrazione riconosce allo studente straniero gli stessi diritti di quello italiano, ma lo considera ancora un immigrato, con gravissimi problemi dal punto di vista burocratico per gli extracomunitari. L’Ucsei si è battuta, durante la discussione della legge, perché venisse introdotta una norma che limitasse a tre anni, oltre la durata del corso di studio, i permessi di soggiorno: «Si rischiava di creare, non ponendo limiti, un’immagine negativa della qualità e del prestigio degli studi delle facoltà italiane», spiega Edgar Serrano, rappresentante dell’Ucsei nella Consulta nazionale per i problemi dell’immigrazione. «Un limite era sicuramente necessario, per richiamare lo studente straniero alla serietà e alla responsabilità verso lo studio».

Il principale problema resta quello del ritorno in patria degli studenti che hanno studiato in Italia. Ciò vale soprattutto per gli africani. I loro Governi non hanno denaro per gli stipendi. «Forse», osserva don Remigio, «dovremmo considerare anche le borse di studio di rientro come cooperazione allo sviluppo. Io non vorrei più ricevere lettere come questa: "Caro don Remigio, da due anni ormai sono tornato in Camerun. Ho fatto molte domande, ma nessuno ha soldi per pagarmi. Sono un po’ scoraggiato... I politici africani ci chiedono di tornare in patria, dopo la laurea. Ma quando ritorniamo, non c’è alcuna opportunità. Se le cose continuano così, rischio anche di dimenticare tutto quello che ho imparato. Forse tornerò da voi"».

«È brutto alla mia età», dice don Remigio, «vedere ponti che si spezzano».

in http://www.stpauls.it/fc00/0012fc/0012fc64.htm del 22.05.12 

 


 

Alcuni testimonianze degli ex studenti del Centro e altre persone che hanno conosciuto Don Remigio, alcuni dal libro DALLA PARTE DEGLI STUDENTI ESTERI - La buona battaglia di don Remigio Musaragno - Testimonianze per i suoi 80 anni e piccola antologia dei suoi scritti. 

 Leggere qui: Testimonianze