Don Remigio Musaragno

 

Don Remigio Musaragno “missionario in patria” e lo sviluppo dell’Ucsei come servizio sociale in favore degli studenti esteri in tutta Italia.

di Luciano Montemauri

Don Remigio da Treviso a Roma

Il Papa Pio XII aveva chiuso la Porta Santa del Giubileo del 1950, che Roma aveva vissuto con un tripudio, inimmaginabile solo alcuni anni prima, quando l’Europa usciva distrutta dalla guerra. Questo evento della Chiesa cattolica era divenuto un suggello spirituale di gioia popolare per il beneficio della pace, della ricostruzione del Paese e dell’affermazione convita e da tutti partecipata delle istituzioni democratiche. Monsignor Remigio Musaragno ricorderà questo Giubileo come il tempo della preparazione alla sua ordine sacerdotale, avvenuta nella Chiesa cattedrale di Treviso il 21 gennaio del 1951.

Poi Roma si incuneò nella vita di Don Remigio, ma senza fare presagire che sarebbe divenuta ambiente dominante di tutta la sua vita sacerdotale. Anzi, nelle sue attese c’era, fin dal tempo degli studi, la cattedra di filosofia al suo stesso Seminario di Treviso. La Diocesi vantava una borsa di studio disponibile per un suo alunno presso il prestigioso Almo Collegio Capranica, e questo portò Don Remigio al suo primo contatto con Roma, per frequentare il biennio di Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana. Affidato privatamente dal rettore del Seminario alla supervisione personale di Padre Arnaud, decano della Facoltà di Filosofia, dopo un corso aggiunto di sei mesi, Don Remigio aveva ottenuto il lusinghiero consiglio di iscriversi ancora al Dottorato di Filosofia, dopo il quale avrebbe potuto insegnare tranquillamente al Seminario di Treviso.

Ecco che veniva programmato un ulteriore momento romano, questa volta purtroppo oneroso per la Diocesi. La Provvidenza venne in aiuto in un modo insperato: la Sacra Congregazione di Propaganda Fide (ora detta Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli) richiese al Vescovo di Treviso un giovane sacerdote disponibile al lavoro di ufficio. “Al Vescovo sembrò una bella coincidenza, ricorda Don Remigio, perché avrei potuto studiare e lavorare nello stesso tempo”. Così la sua permanenza romana dilagò nei tempi lunghi. Ma con una sorpresa del tutto inaspettata, il Vescovo vuole accompagnare Don Remigio a Propaganda Fide e presentarlo personalmente al Cardinale Fumasoni Biondi che, informatosi dei suoi titoli di studio, disse subito che né la Licenza in Teologia del Seminario, né quella in Filosofia della Gregoriana, servivano per il lavoro a cui era chiamato. Don Remigio ricorda ancora la cocente sorpresa “fu così che in quella stessa mattina il mio Vescovo m’iscrisse alla Facoltà di Diritto. I libri di filosofia continuai a leggerli, ma per conto mio”. In tale modo si trovò, suo malgrado, impegnato a conquistarsi il dottorato di Diritto Canonico.

Il suo compito d’ufficio presso la Propaganda Fide era quello di estrapolare delle relazioni dei Vescovi corrispondenti con Propaganda Fide, principalmente dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, “le richieste di aiuti economici per trascriverle in un prospetto generale in cui si poteva vedere la situazione di tutte le Diocesi nel mondo” (Cfr. “Il percorso di una vita: a colloquio con don Remigio Musaragno”, intervista di Rosetta Pellegrini nel libro di Don Remigio Musaragno “Studenti esteri in Italia (1960-2000)”).

Ma ben presto fu chiamato dal Segretario di Propaganda Fide, l’Arcivescovo Monsignor Pietro Sigismondi, a redigere una sorta d’inchiesta, attraverso i rapporti che arrivavano dalle Chiese missionarie locali nel mondo, sulla formazione dei loro laici presenti in Italia, dato che proprio in quegli anni si stava aprendo per i Paesi in via di sviluppo quella strada maestra della formazione universitaria e professionale, che consisteva nell’andare a studiare all’estero. “La preoccupazione era che questi studenti non perdessero la fede a contatto con un mondo diverso”.

Don Remigio iniziò la sia indagine sull’immigrazione intellettuale in Italia, per la quale l’Enciclica “Fidei Donum” di Pio XII raccomandava”la cura pastorale”. Si trovò così a scoprirne una consistenza numerica inaspettata, e a registrare la provenienza, il tipo di studi e i punti di riferimento sociali e religiosi di quei giovani che, da ogni parte del mondo, venivano a studiare in Italia. Raccoglieva le informazioni necessarie nelle Università italiane, negli studentati, nelle case degli studenti stranieri borsisti del Ministero degli Affari Esteri.

Mons. Sigismondi gli dette dunque “l’incarico di riunire e coordinare le persone che, nel nostro Paese, si interessavano degli studenti stranieri, tanto più che in Italia, negli anni 60, non esisteva la figura dell’aumonier come invece c’era in Francia, Belgio e Germania, E’ qui l’origine dell’attività a cui poi ho dedicato l’intera vita”.

Don Remigio scoprì così “una realtà in movimento ed anche con numerosi problemi”. Per coordinare tutti i suoi interventi di ricerca dati, di una embrionale attività di servizio sociale in favore degli studenti, e per il coordinamento tra le attività di accoglienza e solidarietà, venne ben presto la necessità di costruire l’Ufficio Centrale Studenti Esteri in Italia (UCSEI)

dal libro DALLA PARTE DEGLI STUDENTI ESTERI - La buona battaglia di don Remigio Musaragno - Testimonianze per i suoi 80 anni e piccola antologia dei suoi scritti.