La novità del Centro Culturale Internazionale Giovanni XXIII

Luciano Montemauri

Una evoluzione, nella modalità e nello spirito del Servizio sociale (per quanto riguarda la sede di Roma) avvenne all’inizio degli anni ’70, allorché Don Remigio Musaragno aggiunse ad esso e all’Ucsei la costituzione del Centro Culturale Internazionale Giovanni XXIII, nella sede messa a disposizione dalla Diocesi di Roma e dalla Santa Sede, a Lungotevere dei Vallati 1/14 e Via del Conservatorio 1.

Mi trovai in qualche modo coinvolto in prima persona in questa impresa, quando nel 1969 il Centro muoveva i primi passi, allora come “ostello” per giovani e studenti che durante l’estate arrivavano a Roma per turismo. Era un servizio rivolto alla generalità del mondo giovanili non stanziale, e si basava sul criteri di un’accoglienza sociale, in camere con letti a castello, per la quale valeva la regola che si rimanesse solo per 3-5 giorni. Fu un’esperienza entusiasmante soprattutto perché era richiesta una dote di creatività e di adattamento per “inventare” ex novo una struttura di accoglienza alberghiera studentesca e giovanile, con opportune modifiche degli ambienti e la costruzione dei servizi igienici e sociali necessari.

Ben altra cosa fu la vita del Centro dal settembre del 1974, quando assunse la dimensione compiuta di accoglienza culturale internazionale, esclusivamente rivolta agli studenti esteri provenienti dai Paesi in via di sviluppo, che vi trovavano una residenza per lunghi periodi, scanditi nei vari anni accademici.

Non ho paura di dire che tuttora ritengo il Centro, cosi come si è sviluppato con questa connotazione, un vero capolavoro di promozione umana, palestra di idealità profonde dei valori più elevati della vita democratica. L’organizzazione richiesta era molto più complessa e delicata, ed ora rivolta a creare una comunità studentesca con una propria impronta. E’difficile suscitare il meglio della convivenza di una popolazione composita, per nazionalità, tradizioni, abitudini, diversità di studi e di esigenze accademiche. Un servizio,quello che è stato realizzato, che ha sorbito per oltre tre decenni tutte le doti migliori e le fatiche del fondatore e direttore, Don Remigio Musaragno, e della sua collaboratrice, la Prof. Maria Carlucci, che ci ha operato quale Vice Direttore.

Furono necessari grandi lavori di ammodernamento. Gli studenti esteri residenti in quei primi anni si trovarono coinvolti in questo magnifico sforzo di fondazione, protagonisti e partecipi ciascuno secondo le proprie doti e capacità, per realizzare una comunità con un’anima propria, che fosse improntata ad aliti valori spirituali e culturali: cosa che non si realizza spontaneamente, senza una forte volontà direttiva e senza una  altrettanto grande disponibilità nell'aderire e nel partecipare.

Si può ben dire che venivano applicati qui, come in uno esperimento in vitro, le motivazioni ideali che avevano da sempre mosso l’Ucsei. Una estrinsecazione che si basava sui valori della tolleranza reciproca e di una esperienza di democrazia vissuta.

Ma ancor di più si può dire come questa realtà di accoglienza così particolare, tutt’altro che pura struttura alberghiera, permetteva una evoluzione dei mezzi a disposizione, coinvolgendo finalità e metodi dello stesso “Servizio Sociale a favore degli Studenti Esteri ”. L’Ucsei  – pur mantenendo le sue attività normali di ufficio e le peculiarità nello studio di ricerca, e altrettanto nell’animazione del movimento studentesco estero del Terzo Mondo  –  attraverso la realizzazione del Centro determinò un coinvolgimento “esistenziale” degli operatori che vi lavoravano come impiegati o come volontari, nonché degli studenti che vi si confrontavano a vario titolo, sia che fossero qui residenti, sia che partecipassero, da esterni, alle attività di studio e di ricerca, come pure a convegni, tavole rotonde, sessioni di dibattiti, incontri con i docenti universitari o personalità della cultura. L’appuntamento settimanale del Martedì è diventata fucina di riflessioni e dibattito, che ha coinvolto prima di tutto la redazione della rivista “Amicizia”.

Il servizio Sociale Ucsei ha sì mantenuto le grandi linee metodologiche e contenuto fissate negli anni precedenti, ma si è giovato, nel bene e nel male, delle esperienze nuove che venivano dall’esperienza del Centro. Con il tempo, poi , risultò difficile mantenere aperti gli uffici Ucsei e il Servizio Sociale nelle sedi universitarie di Bologna, Milano, Napoli e da ultima la sede di Perugia. Questo perché non si poteva non risentire dei cambiamenti che si erano verificati nel frattempo nell’ambiente italiano e mondiale.

dal libro DALLA PARTE DEGLI STUDENTI ESTERI - La buona battaglia di don Remigio Musaragno - Testimonianze per i suoi 80 anni e piccola antologia dei suoi scritti.