I mezzi sono pochi, le potenzialità immense

di Don Remigio Musaragno

Voglio illustrare che cosa è questo Centro. Esso possiede poche ricchezze e mezzi materiali, ma è una grande ricchezza intellettuale e morale. E questa ricchezza sono gli studenti: questi giovani che vengono da tutto il mondo, che qui a Roma svolgono la loro formazione scientifica nelle varie università e istituti, e qui al Centro svolgono la loro formazione culturale e morale. Poi, con l’aiuto di Dio, essi torneranno nei loro Paesi e saranno di aiuto allo sviluppo integrale della propria gente. Noi infatti li chiamiamo “i soggetti strategici dello sviluppo”.

La nostra responsabilità verso questi soggetti è molto grande: abbiamo infatti il compito di aiutarli a sviluppare le loro energie intellettuali e morali, aiutarli a diventare persone di cultura, che saranno soggetti di pace, di collaborazione e di sviluppo dei popoli.

I nostri mezzi sono pochi; ma le nostre potenzialità sono immense. Noi dobbiamo fare in modo che questo Centro è una fucina di attività e creatività. Riguardo a questo, non è esagerato dire che qui assomma la realtà dei 19 mila studenti di Africa, Asia e America Latina che sono in Italia e che intendono collaborare per la soluzione di tutti i loro problemi. In uno spirito costruttivo che li porta, a loro volta, ad apprezzare anche tutto quello che si fa per loro ed a collaborare perché esso si realizzi.

In questo caso, posso segnalare che tutta l’organizzazione di questo Centro, le sue varie attività sono in mano di questi giovani, che sono i nostri più preziosi collaboratori. E’ grazie a loro che noi possiamo realizzare una comunità attiva, piena di iniziative, culturali, sociali, religiose. E noi estendiamo questo nostro impegno anche all’estero di questo Centro, sensibilizzando la società italiana, civile e religiosa, ai problemi di sviluppo, della cooperazione tra i popoli, al dialogo fra le culture e le religioni. […]

I problemi che abbiamo noi li affrontiamo con umiltà. Voglio dire che la loro soluzione dipende anzitutto da noi e non deve riguardare noi soli; qui in questo Centro, ci riferiamo sempre agli altri 19 mila studenti di Africa, Asia e America Latina e ci chiediamo sempre che cosa noi possiamo fare per loro. Questa è solidarietà, alla quale noi cerchiamo di educare i nostri giovani studenti. Ciascun si guardi intorno e rifletta se ciò che chiede per sé si riesce ad ottenerlo anche per gli altri studenti esteri nel nostro paese.

Qui, in questo Centro, si vive il sogno che tutti i giovani del mondo siano solidali fra loro: che tutti abbiano la possibilità di sviluppare le loro energie a beneficio dei loro popoli e del mondo intero. Viviamo il sogno che la pace è possibile, quando i diritti di tutti saranno anche i nostri diritti, le sofferenze di tutti saranno anche le nostre sofferenze, gli sforzi di tutti saranno anche i nostri sforzi.

Ecco cosa vuole essere il Centro Giovanni XXIII: una piccola comunità di giovani da tutto il mondo che ha il sogno che il mondo diventi comunità di amici, fratelli , gli uni attenti agli altri, soprattutto ai più deboli. Una volontà comune perché i diritti di tutti siano rispettati, cercando noi per primi di rispettarli e collaborando perché ciò avvenga.

Io penso che il Centro sia un dono a noi stessi, ai nostri studenti, nella misura in cui esso suscita in loro questi sentimenti e li aiuta a realizzarsi; e sia un dono della nostra società, quella italiana, civile e riligiosa.

Scritto da Don Remigio nel 1986

dal libro DALLA PARTE DEGLI STUDENTI ESTERI - La buona battaglia di don Remigio Musaragno - Testimonianze per i suoi 80 anni e piccola antologia dei suoi scritti.